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Intervista BMP n°5: Rod E. Mc Connell

Rod E. Mc Connell, canadese, presidente dell’Alberta Dark Sky Association, ci racconta la sua esperienza nata nella zona di Edmonton, dintoni, e non solo.

D:Come è iniziato il tuo impegno sul tema inquinamento luminoso?

…era oltre 50 anni fa, quando cominciai l’università.
A casa, in campagna, i miei amati cieli notturni erano imperlati di stelle brillanti ma, nella città di Edmonton, se ne vedevano parecchie meno.

Nel 1963 o ’64 scrissi al Comune lamentandomi dell’inquinamento luminoso che mi impediva la visione dei cieli.

Purtroppo negli anni Sessanta la società non era ancora pronta per spiegazioni su argomenti come il risparmio energetico, le luci intrusive e l’inquinamento luminoso.

Ricevetti una risposta un po’ secca in cui mi si diceva che la Città sapeva cosa stava facendo e che non avevano bisogno di raccomandazioni da parte di un ragazzo di campagna.
La stampa locale fece anche commenti offensivi a proposito delle mie preoccupazioni.

Nel novembre 2009, in una riserva naturale dalle mie parti, 150 km a nord-est di Edmonton, mi resi conto di come l’inquinamento luminoso dall’area metropolitana era aumentato negli anni.

Come contribuente, decisi di affrontare l’amministrazione. Essendo interessato a preservare i miei cieli bui, ridurre gli sprechi e abbattere l’inquinamento luminoso, iniziai a raccogliere informazioni sull’argomento, sui costi e sugli effetti.
Ho inoltre costituito un gruppo e invitato altra gente interessata, di varia formazione, a entrare a far parte della “Alberta Dark Sky Association,” come raggruppamento spontaneo di professionisti con obiettivi affini.

Consapevole del fatto che non avrei mai vinto la battaglia con la Città sul tema “inquinamento luminoso” in quanto tale, proposi di creare un programma che evidenziasse la riduzione di luce inutile, il risparmio energetico, il miglioramento dell’illuminazione, e la salute dei cittadini e dell’ambiente, tutti temi di interesse per il Comune.
Proposi di chiamare questa iniziativa il programma “Light-Efficient Community” (c)
Con una frase che descriveva direttamente il nostro obiettivo, poteva essere apprezzato da tutti e accolto con approvazione, anziché con rabbia o paura.

Definizione: Una Light-Efficient Community (LEC, “comunità della luce efficiente”) è una comunità che utilizza l’illuminazione in modo intelligente e responsabile. Impiega l’illuminazione artificiale più efficace ed efficiente per minimizzare lo spreco di energia, l’abbagliamento, la luce intrusiva e l’inquinamento luminoso. Una Light-Efficient Community utilizza programmi, progetti, misure, leggi, apparecchi, tecnologie e buone pratiche per ridurre i propri costi di energia e l’impronta ecologica, proteggendo al contempo la salute, la sicurezza e una buona qualità della vita per tutti.

Principio di fondo: La luce deve essere accesa solo quando serve, utilizzando la sorgnete di luce più efficiente, con intensità e colore appropriati e che non determini flussi di luce diretta sulle proprietà confinanti e verso il cielo. Tenete la vostra luce per voi!

Questa iniziativa ha avuto a un certo punto l’approvazione del Comune e un’ordinanza per la “comunità della luce efficiente” fu adottata il 21-8-2013.
Stiamo ora provvedendo ad adeguare l’illuminazione e prossimamente inizieremo a lavorare sulla seconda fase del nostro programma, riguardante l’illuminazione di esterni e un programma di formazione.

Ci stiamo inoltre impegnando anche per creare altre comunità analoghe con il programma LEC anche in altre parti dell’Alberta e altrove: il nostro lavoro va ben oltre Edmonton e comprende comunicazioni e sforzi per ridurre gli effetti negativi della luce artificiale su scala internazionale.

Per sostenere questi sforzi, ho creato un sito web (www.Light-EfficientCommunities.com) che offre un breve corso e molto materiale per il promotore delle LEC. Sto inoltre producendo un film (Demons in the Light) che aiuterà a formare tutti i settori delle comunità in cui i promotori operano (alcuni estratti del film si trovano su Youtube cercando “Light-Efficient Communities”)

 

D: L’Alberta Dark Sky Association (ADSA) fa parte della International Dark Sky
Association (IDA), o è una realtà indipendente?

R: L’ADSA è un’organizzazione completamente separata dalla International Dark Sky
Association, anche se diversi dei nostri soci sono anche soci IDA.

D: Quando è nata l’ADSA? Quanti soci ha?
R: L’ADSA è nata nel 2009 e conta un centinaio di soci…chiunque abbia un interesse al tema dell’inquinamento luminoso è benvenuto.

Intervista BMP n° 4: Davide Dominoni

Davide: presentati…

Mi chiamo Davide Dominoni, e sono un ricercatore post-doc presso l’istituto olandese di ecologia a Wageningen, in Olanda, e presso l’Università di Glasgow in Scozia. Sono laureato in Scienze Naturali in Italia. Dopo la laurea a Parma ho lasciato l’Italia e ho lavorato come ricercatore e assistente di campo in Irlanda e in Australia, prima di trasferirmi in Germania dove ho iniziato un dottorato.
Come sei entrato nel filone di studi sull’inquinamento luminoso?
E’ stato con il mio dottorato in Germania. Sono sempre stato interessato agli impatti antropogenici sulla fauna e ci tenevo a fare un dottorato su temi di ecologia urbana. Quando vidi l’offerta di lavoro per un dottorato sugli effetti ecofisiologici dell’inquinamento luminoso su merlo europeo, mi parve un’ottima opportunità per seguire il mio interesse.
Ci puoi dire qualcosa sulle tue ricerche e sui risultati che hai ottenuto finora?
La mia ricerca parte da due concetti di base. Il primo è che la luce è il principale fattore ambientale che regola i ritmi vitali, dando i segnali per il sonno, la veglia e la ricerca del cibo, oltre a indicare se siamo in inverno o in estate tramite la lunghezza del giorno. La luce ha quindi un profondo effetto sul comportamento e la fisiologia di tutti gli organismi.  Alcuni esempi? I ritmi quotidiani del canto degli uccelli, il movimento delle foglie e la migrazione di milioni di animali in specifici momenti dell’anno. Il secondo concetto: poiché gli organismi si sono adattati a questi ritmi naturali di luce e buio, hanno sviluppato meccanismi a livello fisiologico e molecolare per sincronizzarsi su tali cicli e addirittura per prevederli.

La mia ricerca è quindi partita da un’ipotesi semplice: se gli organismi sintonizzano il proprio comportamento e la propria fisiologia sul ciclo naturale luce/buio, l’inquinamento luminoso dovrebbe interferire con tali processi, perché va a modificare il ciclo naturale.

Al fine di verificare tale ipotesi, ho prima dovuto dimostrare che la fauna selvatica è soggetta all’inquinamento luminoso. Ciò non è semplice, dato che gli animali si spostano e possono facilmente cercare nascondigli in posti bui per evitare la luce. Per questo ho utilizzato dei minuscori registratori, applicati a esemplari di merlo europeo nella città di Monaco di Baviera, e in una foresta nei pressi, molto più buia della città. Gli uccelli in città erano esposti a livelli di luce molto più alti dei loro “cugini” nella foresta, ma l’intensità della luce risultava comunque piuttosto bassa se confrontata a quella di un normale lampione.

La domanda successiva fu quindi se livelli di luce relativamente bassi potessero avere un effetto sul comportamento e sulla fisiologia dei merli. Per analizzare la questione ho portato esemplari dalla città e dalla foresta in laboratorio e li ho esposti agli stessi livelli di illuminazione notturna che avevo misurato in campo, al fine di eliminare l’effetto di altre variabili come rumore e temperatura. Il risultato è stato impressionante: gli esemplari esposti a livelli di luce venti volte inferiori all’intensita di un tipico lampione si riproducevano un mese prima rispetto al ritmo naturale e mostravano un’attività notturna doppia rispetto agli uccelli esposti al buio naturale di una foresta.

Per quanto questi risultati fossero certi e curiosi, alla fine del dottorato rimaneva da rispondere a una domanda fondamentale: l’inquinamento luminoso, per gli uccelli, è cattivo, buono, o neutro? Per risolvere questo dilemma ho dovuto integrare approcci da vari campi di ricerca. Anzitutto ho utilizzato tecniche molecolari per capire quali vie biochimiche erano alterate dall’inquinamento luminoso, e che cosa sappiamo di tali vie.

Ho trovato effetti particolarmente rilevanti sui meccanismi relativi allo stress e alle funzioni cognitive, indicando che l’inquinamento luminoso può modificare processi ricollegabili a funzioni vitali e al successo riproduttivo. Inoltre, sono ritornato in campo per capire gli effetti di lungo termine sulla salute degli uccelli selvatici. Questo è un progetto di sette anni, attualmente in corso e parte di un’iniziativa più ampia denominata “Luce sulla natura”. Si tratta di un progetto olandese in cui lampade di differenti colori sono montate in varie foreste dell’Olanda. La mia ricerca attuale analizza le variazioni fisiologiche di lungo termine della cinciallegra. Questo uccello si riproduce in nidi a cassetta, il che dà la possibilità di catturare lo stesso esemplare varie volte per raccogliere campioni fisiologici, nonché di considerare variazioni dipendenti dall’età per quanto riguarda il successo riproduttivo e la sopravvivenza (la cosiddetta “senescenza”). L’idea è che questi studi servano a informare meglio la scienza e la politica per quanto riguarda gli effetti di lungo termine dell’inquinamento luminoso, oltre a indicare quali tipi di luci possono mitigare tali effetti, vista la tendenza in corso nella sostituzione delle lampade delle generazioni precedenti con i LED.


In quale misura le tue ricerche sugli uccelli possono aiutarci a capire gli effetti sugli esseri umani?
La mia ricerca ha senz’altro aspetti di interesse per la salute umana, dato che stiamo diventando una società in funzione “H24” e sempre esposta alla luce. E’ noto che questo è un problema per la salute, ma gli studi sugli esseri umani sono soprattutto correlativi e l’utilizzo di esemplari di laboratorio come topi e ratti può aiutare solo in parte a capire il problema perché si tratta di specie notturne. Gli uccelli sono animali diurni e a sangue caldo, come noi, e vivono in città mostrando reazioni significative all’inquinamento luminoso. Inoltre, è relativamente semplice studiarli sia all’aperto che in laboratorio, rendendo possibile ottenere campioni diversi dallo stesso animale, o seguendolo lungo tutto l’arco della vita, il che è importatne se vogliamo effettivamente valutare gli effetti dell’inquinamento luminoso sul lungo termine.

Si vede che è primavera (2/2): giornate FAI con visite anche in Val di Farma e banchetto informativo pibinko/Attivarti

Tra i mille luoghi aperti in Italia in occasione delle giornate FAI di primavera (25 e 26 marzo 2017), potreste venire a vedere in Val di Farma, a metà strada fra Siena e Grosseto, la Ferriera di Torniella e il Castello del Belagaio.

Le visite sono organizzate dalla sezione FAI di Grosseto assieme alla Pro Loco Piloni-Torniella e la famiglia Cuccia (per la ferriera).

Domenica 26, dalle 17 (occhio all’ora legale!), in concomitanza con il rinfresco, sarà presente anche un banchetto informativo di pibinko.org+Attivarti.org con cui daremo informazioni su aspetti minori o poco noti della Valle, come la palla a 21, la BuioMetria Partecipativa, o la mappa di comunità, pubblicata da poche settimane in versione beta.

Per ulteriori dettagli sulle giornate FAI nel grossetano (compreso il come arrivare al Belagaio anche in bici o sperimentando il Nordic Walking): vedi articolo.

Possibilità di pranzare e cenare in zona (Casa del Chiodo a Piloni, il Boscaiolo a Torniella o Sant’Uberto) – si prega di verificare dato l’invito a prenotare già circolato nei giorni scorsi.

Per informazioni sul banchetto di pibinko + attivarti di domenica 26: info@pibinko.org o 3511337020

Terminato il progetto “Loss of the Night”, prosegue la BuioMetria Partecipativa

Con il mese di ottobre si è chiuso il progetto comunitario “Loss of the Night”, finanziato nell’ambito del programma COST dell’Unione Europea, avviato nell’autunno 2012.

In questo articolo diamo una breve sintesi del progetto e delle relazioni di questo con l’Italia.

Premessa

nspow_0002_giussani_sgalganoLa luce artificiale notturna, se utilizzata in modo eccessivo o improprio, determina inquinamento luminoso ed è un problema per gli effetti su salute umana, fauna, flora, paesaggio e consumi energetici.
Tale problema può essere controllato senza compromettere le necessità di illuminazione per la sicurezza e la fruibilità degli ambienti notturni.
In questo senso, negli anni sono state messe a punto linee guida e leggi per la riduzione dell’inquinamento luminoso, derivate storicamente dall’esperienza degli illuminotecnici e degli astronomi e astrofili (che furono i primi, già agli inizi del secolo scorso, ad avvertire la questione inquinamento luminoso). Molti progressi sono stati fatti in questo campo, soprattutto negli ultimi 10-15 anni; tuttavia, una comprensione complessiva dei rapporti causa-effetto tra luce artificiale notturna e ambiente, e quindi la definizione di strategie efficaci per il controllo dell’inquinamento luminoso, non è ancora stata acquisita.

La rete europea

La rete Loss of the Night (“perdita della notte”) nacque quattro anni fa con l’idea di mettere a confronto tecnici e ricercatori interessati a valutare gli effetti della luce artificiale notturna in un ambito interdisciplinare, secondo una tendenza avviata già negli anni precedenti nello studio dell’inquinamento luminoso, ma sino a quel momento non strutturata nell’ambito di un progetto internazionale.

Attivarti.org fu invitata a partecipare al progetto sin dai primi passi, date le esperienze maturate sia nella divulgazione che nel monitoraggio e la citizen science grazie al progetto della BuioMetria Partecipativa e al CORDILIT.

Dal febbraio 2013 Attivarti.org ha operato come rappresentante dell’Italia nel comitato di gestione della rete, affiancata nel 2014 dall’Istituto di Biometeorologia del CNR di Firenze.

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Alla rete Loss of the Night hanno aderito circa 40 organizzazioni da 18 nazioni, favorendo lo scambio di conoscenze tra esperti appartenenti a numerose discipline: oltre a un nucleo di ecologi e fisici, abbiamo incontrato cronobiologi, statistici, sociologi, gestori di riserve naturali e di parchi astronomici e illuminotecnici, solo per citare le principali specializzazioni.

 

La rete Loss of the Night ha contribuito a:

Altre ricadute in Italia

La partecipazione alla rete Loss of the Night ha aiutato Attivarti.org a stabilire nuovi contatti anche in Italia.

In ambito scientifico, oltre alla già citata collaborazione con l’Istituto di Biometeorologia (che ha installato alcuni sensori per il monitoraggio della qualità del cielo notturno e sta svolgendo studi sull’effetto della luce artificiale notturna sugli alberi di Firenze), alla fine del 2015 è stata avviata una collaborazione col Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, che sta studiando l’effetto dell’inquinamento luminoso su microorganismi della battigia. Si sono avuti contatti preliminari con altri ricercatori a Trento, Bologna, Venezia e Milano, e abbiamo anche avuto modo di conoscere alcuni giovani ricercatori italiani che attualmente operano all’estero.

Dal punto di vista della divulgazione, Attivarti.org ha poi svolto alcuni stage con la Scuola Superiore di Mediazione Linguistica di Pisa, per la traduzione di interviste e materiale illustrativo in inglese e spagnolo.

Attivarti.org ha inoltre tenuto lezioni in Portogallo e in Catalogna per illustrare il tema luce artificiale notturna e presentare le esperienze svolte dalla BuioMetria Partecipativa presso facoltà di archittura e design, e abbiamo avuto occasione di presentare la nostra attività anche in conferenze internazionali in Inghilterra (2014), Grecia (2015) e Romania (2016).

Abbiamo infine lanciato una serie di brevi interviste, pubblicate in italiano e in inglese, per dare voce a soggetti meno noti (giovani ricercatori, funzionari, passionisti) impegnati nel tema dello studio e la mitigazione dell’inquinamento luminoso.

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Un estratto del nuovo atlante mondiale dell’inquinamento luminoso (Falchi et al., 2016). La scala dal nero al bianco indica la qualità del cielo notturno. Nelle zone con colorazione dal nero al verde il cielo notturno è di buona qualità (visibilità della Via Lattea a occhio nudo).

In tutto questo periodo, non abbiamo comunque interrotto le attività storiche legate alla BuioMetria Partecipativa, con raccolta di dati ed eventi in varie parti del territorio nazionale, e la collaborazione nella rete di monitoraggio CORDILIT.

Concludendo…

Terminata la parte formale del progetto Loss of the Night (e ringraziando ancora i coordinatori, che ci invitarono nel 2012), rimane la rete di contatti avviati e si prosegue nella tutela e valorizzazione del cielo notturno, a partire dai territori di origine della BuioMetria Partecipativa -in Val di Farma, a metà strada fra Siena e Grosseto- e con l’interesse a sviluppare collaborazioni con soggetti su tutto il territorio nazionale e all’estero.

 

 

Per ulteriori informazioni: buiometria@attivarti.org

Foto in notturna: Abbazia di San Galgano (SI), Federico Giussani

Non tutte le lampadine sono uguali

Un breve ma esplicativo video realizzato dal progetto comunitario Premiumlight per spiegare i diversi tipi di luce che potete trovare in giro.

Ricordiamo che, dal punto di vista degli effetti della luce artificiale notturna:

– luci troppo intense e mal direzionate possono determinare abbagliamento, oltre a un uso non necessario di energia elettrica;

– luci a temperatura di colore alta (una soglia non è stata determinata, ma la comunità scientifica dice sopra ai 3500-4000K) hanno emissioni più elevate nella parte blu dello spettro, con effetti conseguenti di riduzione nella produzione di melatonina, slittamento della sonnolenza serale e altri in corso di studio.

Grazie a Laurent Canale per la segnalazione.

Illuminazione artificiale in esterni, obesità e qualità del sonno: un’analisi incrociata nello studio KoGES

Yong Seo Koo Department of Neurology, Korea University College of Medicine, Seoul, South Korea, Jin-Young Song, Eun-Yeon Joo, Heon-Jeong Lee, Eunil Lee, Sang-kun Lee & Ki-Young Jung
Pages 301-314 | Received 11 Aug 2015, Accepted 14 Jan 2016, Published online: 07 Mar 2016
Fonte:   http://dx.doi.org/10.3109/07420528.2016.1143480

Obesity-waist circumference.svgL’obesità è un disordine comune con molte complicanze. Per quanto l’interferenza con il cronociclo abbia un ruolo nell’obesità, pochi studi epidemiologici hanno considerato la relazione tra luce artificiale notturna e obesità. Dato che la qualità del sonno è collegatoa sia all’obesità che alla luce artificiale, abbiamo ricercato la relazione tra l’illuminazione artificiale notturna e l’obesità scontando la qualità del sonno. Abbiamo poi studiato la relazione tra illuminazione esterna e qualità del sonno. Lo studio ha considerato 8526 adulti fra i 39 e i 70 anni, che hanno partecipato allo studio coreano sul genoma e l’epidemiologia.
I dati di illuminazione esterna sono stati ottenuti dalle immagini satellitari del programma statunitense per i satelliti metereologici della difesa. Abbiamo recuperato dati individuali riguardanti: l’illuminazione esterna, indice di massa corporea, la depressione, la qualità del sonno (tra cui la durata del sonno, l’orario di metà del sonno e l’insonnia), e altri dati demografici comprendenti età, sesso, livello d’istruzione, tipo di edilizia residenziale, reddito mensile, consumo di alcool, fumo e consumo di caffeina o alcool prima di dormire. Per valutare la relazione tra l’illuminazione esterna e l’obesità è stato considerato un modello di regressione logistica. La prevalenza dell’obesità varia in modo significativo a seconda del sesso (donne 47% vs. uomini 39%, p < 0.001) e illuminazione esterna (alta 55% vs. bassa 40%, p < 0.001). Un’analisi di regressione univariata ha mostrato una relazione significativa tra l’illuminazione esterna e l’obestià (odds ratio [OR] 1.24, con intervallo di confidenza al 95% [CI] 1.14–1.35, p < 0.001). Inoltre, un’analisi di regressione multivariata ha mostrato che un’illuminazione esterna elevata ha una relazione significativa con l’obesità anche considerando una compensazione per età e sesso (OR 1.25, 95% CI 1.14–1.37, p < 0.001), e anche avendo controllato altri fattori di interferenza come età, sesso, livello d’istruzione, tipo di edilizia residenziale, reddito mensile, consumo di alcool, fumo e consumo di caffeina o alcool prima di dormire, sonnto ritardato, sonno breve e attitudine a russare (OR 1.20, 95% CI 1.06–1.36, p = 0.003). I risultati del nostro studio forniscono evidenza epidemiologica sul fatto che l’illuminazione esterna abbia una relazione significativa con l’obesità.

 

Immagine di VictovoiOpera propria, Pubblico dominio, Collegamento

Articolo pescato dallo ALAN research literature database

La melatonina: un possibile collegamento tra la presenza di luce artificiale notturna e la diminuzione della forma biologica

Philosophical Transactions of the Royal Society of London. Series B, Biological Sciences

Articolo completo: http://dx.doi.org/10.1098%2Frstb.2014.0122

Marzo 2015

Therésa M. Jones *, Joanna Durrant, Ellie B. Michaelides, Mark P. Green

* Department of Zoology, The University of Melbourne, 3010 VIC, Australia

I meccanismi sottostanti all’impatto ecologico della presenza di illuminazione artificiale notturna rimangono sfuggenti. Uno degli effetti di base è che la presenza di luce notturna sopprime la produzione notturna di melatonina, che è uno dei motori del ritmo biologico, con un forte potere antiossidante e un ruolo previsto nelle funzioni immunitarie. Nell’articolo facciamo una breve rassegna delle evidenze sulla melatonina come collegamento tra la luce artificiale notturna e i cambiamenti nel comportamento e nella fisiologia. Presentiamo poi alcuni dati preliminari che sottolineano il potenziale della melatonian come agente nella mitigazione degli effetti negativi della luce artificiale notturna in un invertebrato. Abbiamo somministrato a dei grilli adulti (Teleogryllus commodus) esposti a un’illuminazione costante una dieta contenente melatonina (a concentrazioni: 0, 10 or 100 µg ml−1) nell’acqua da bere. Abbiamo poi confrontato la sopravvivenza, la durata della fecondità e, su un periodo di quattro settimane, le funzioni immunitarie (concentrazione di emociti, lisosomi e attività di fenolossidasi). L’integrazione di melatonina ha potuto compensare solo parzialmente gli effetti dannosi della luce artificiale notturna. Non ha migliorato la sopravvivenza, la fecondità o la fenolossidasi, ma ha avuto un effetto positivo e dipendente dal dosaggio per quanto riguarda gli emociti e l’attività dei lisosomi. Discutiamo le implicazioni di questi collegamenti, oltre all’utilità degli invertebrati come specie modello per futuri studi sugli effetti della luce artificiale notturna.

Photo CC BY-NC by me’nthedogs on Flickr

Articolo pescato dallo ALAN research literature database

La prima “campagna buiometrica” del Museo della Vite e del Vino di Roccastrada (GR)

mdvedvDopo la serata del 30 giugno scorso, in cui si tenne una presentazione sulla tutela e la protezione della qualità del cielo notturno al Museo della vite e del Vino di Roccastrada, il progetto BuioMetria Partecipativa aveva lasciato uno dei sensori per la misurazione.

Al termine della serata, il Comune di Roccastrada aveva concesso lo spegnimento dell’illuminazione pubblica nella parte centrale del paese, per consentire di eseguire alcune misure iniziali di qualità del cielo notturno.

bmp_roccastrada_201610Lo strumento è poi rimasto a disposizione di ospiti e staff del Museo, che nei mesi di settembre e ottobre -passata la sarabanda della programmazione estiva- ha potuto eseguire misure in vari punti dell’abitato di Roccastrada, andando così ad arricchire la base dati della BuioMetria Partecipativa. Oltre ad aggiungere alcuni punti di misura nuovi, è stato possibile raccogliere misure ripetute in giorni diversi, in modo da avere misure più robuste.

Cogliamo l’occasione per ringraziare ancora Andrea, Laura, Cinzia e Paola per questa collaborazione, auspicando che l’esercizio possa essere replicato e possa contribuire a suggerire spunti per un utilizzo più consapevole dell’illuminazione notturna.

Per ulteriori informazioni: buiometria@attivarti.org

 

E’ la luce artificiale piuttosto che il rumore del traffico a condizionare l’orario giornaliero del cinguettare all’alba e al tramonto in alcune specie di uccelli comuni in Europa

Behavioral Ecology, 5 (25), 1037-1047, 2014

Arnaud Da Silva, Jelmer M. Samplonius, Emmi Schlicht, Mihai Valcu and Bart Kempenaers

Department of Behavioural Ecology and Evolutionary Genetics, Max Planck Institute for Ornithology, Eberhard-Gwinner-Strasse, 82319 Seewiesen, Germany

Birds of Sweden 2016 37.jpgIl fatto che la luce artificiale notturna influenzi l’orientamento animale, mentre vi sono meno informazioni sugli effetti di questo elemento su altri comportamenti. Ricerche già svolte suggerisono che l’inquinamento luminoso possa influenzare sia i comportamenti stagionali che quelli giornalieri. Lo scopo del nostro studio era studiare gli effetti della luce artificiale notturna e del rumore del traffico diurno sugli orari del cinguettio all’alba e al tramonto di sei specie di uccelli.
Abbiamo registrato l’andamento del cinguettio in 11 punti extraurbani: due punti illuminati, ma senza rumore, 3 con inquinamento luminoso e acustico, tre con rumore ma senza luce, e 3 in foreste non disturbate.
I risultati hanno mostrato che la luce artificiale notturna, ma non il rumore, porta a un cinguettio anticipato all’alba per cinque specie su sei, con anticipi che vanno dai 10 minuti del tordo fino ai 20 del pettirosso e della cinciallegra. Tale effetto è risultato maggiore nei casi di luce più intensa. Abbiamo poi visto che anche il cinguettare al tramonto risulta alterato: tre specie hanno continuato a cinguettare per periodi più lunghi nelle aree illuminate, anche se l’effetto risultava di entità minore rispetto a quello osservato all’alba (da circa 8 minuti per il merlo a 14 minuti per la cinciallegra).
Per tutte le specie, l’inizio e la fine del canto cambiavano in funzione del sorgere e del tramontare del sole con il progredire della stagione. La piogga ritarda il cinguettare all’alba e ne anticipa il termine al tramonto. Si esaminano le implicazioni di tali risultati nel contesto della selezione sessuale.

Photo di Bengt NymanOwn work, CC BY-SA 4.0, Link

Articolo pescato dallo ALAN research literature database

Effetti potenziali delle luci artificiali associate a infrastrutture antropiche sull’abbondanza e sulla ricerca di cibo di pesci da estuario

Journal of Applied Ecology, 50, 43-50 (2012)

Alistair Becker, Alan K. Whitfield, Paul D. Cowley, Johanna Järnegren, Tor F. Næsje

 

L’urbanizzazione è stata identificata come una minaccia globale per la biodiversità. La crescita della popolazione umana nelle aree costiere, compresi gli estuari, andrà a crescere notevolmente nei prossimi decenni, con la risultante proliferazione di infrastrutture quali moli, pontili e marine. Tali infrastrutture sono spesso associate a illuminazione artificiale notturna, tuttavia le conseguenze di un regime di luce non naturale sulla fauna ittica negli ecosistemi costieri rimangono sconosciute.
Abbiamo svolto rilievi notturni delle comunità di pesci adiacenti a una struttuta artificiale utilizzando un rilevatore acustico. Manipolando le condizioni dell’illuminazione artificiale (illuminazione accesa o spenta) abbiamo verificato gli effetti della luce artificiale sull’abbondanza e sul comportamento dei pesci.
Sono state osservate chiare differenze nell’abbondanza dei pesci nelle due diverse condizioni. La presenza di predatori di grande dimensione (lunghezza > 500 mm) aumentava con le luci accese. Anche il comportamento di questi pesci era differente, in quanto cercavano di mantenere la loro posizione all’interno dell’area illuminata adiacente alla struttura antropica. Anche l’abbondanza di pesci più piccoli in banchi aumentava con le luci accese.
E’ possibile che le condizioni create dalla luce artificiale aiutino i predatori attraverso la concentrazione dei banchi e migliorando le capacità di ricerca del cibo nel caso di predatori visivi. Ciò ha il potenziale di creare una regolazione innaturale delle popolazioni dei pesci nelle acque costiere e negli estuari.
Come conseguenza della risposta positiva sulla fototassi, i riscontri di questo studio suggeriscono che le luci artificiali spesso associate alle strutture costruite dall’uomo abbiano il potenziale di modificare le comunità ittiche negli ecosistemi estuari determinando condizioni ottimali per i predatori. Si raccomanda che l’illuminazione venga minimizzata attorno alle infrastrutture costiere e che si prenda in considerazione l’impiego di luci rosse, che hanno una ridotta penetrazione attraverso l’acqua.

articolo pescato da Artificial Light at Night (ALAN) Research Literature Database

immagine CC BY-SA-2.5 André Karwat