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Intervista BMP n°5: Rod E. Mc Connell

Rod E. Mc Connell, canadese, presidente dell’Alberta Dark Sky Association, ci racconta la sua esperienza nata nella zona di Edmonton, dintoni, e non solo.

D:Come è iniziato il tuo impegno sul tema inquinamento luminoso?

…era oltre 50 anni fa, quando cominciai l’università.
A casa, in campagna, i miei amati cieli notturni erano imperlati di stelle brillanti ma, nella città di Edmonton, se ne vedevano parecchie meno.

Nel 1963 o ’64 scrissi al Comune lamentandomi dell’inquinamento luminoso che mi impediva la visione dei cieli.

Purtroppo negli anni Sessanta la società non era ancora pronta per spiegazioni su argomenti come il risparmio energetico, le luci intrusive e l’inquinamento luminoso.

Ricevetti una risposta un po’ secca in cui mi si diceva che la Città sapeva cosa stava facendo e che non avevano bisogno di raccomandazioni da parte di un ragazzo di campagna.
La stampa locale fece anche commenti offensivi a proposito delle mie preoccupazioni.

Nel novembre 2009, in una riserva naturale dalle mie parti, 150 km a nord-est di Edmonton, mi resi conto di come l’inquinamento luminoso dall’area metropolitana era aumentato negli anni.

Come contribuente, decisi di affrontare l’amministrazione. Essendo interessato a preservare i miei cieli bui, ridurre gli sprechi e abbattere l’inquinamento luminoso, iniziai a raccogliere informazioni sull’argomento, sui costi e sugli effetti.
Ho inoltre costituito un gruppo e invitato altra gente interessata, di varia formazione, a entrare a far parte della “Alberta Dark Sky Association,” come raggruppamento spontaneo di professionisti con obiettivi affini.

Consapevole del fatto che non avrei mai vinto la battaglia con la Città sul tema “inquinamento luminoso” in quanto tale, proposi di creare un programma che evidenziasse la riduzione di luce inutile, il risparmio energetico, il miglioramento dell’illuminazione, e la salute dei cittadini e dell’ambiente, tutti temi di interesse per il Comune.
Proposi di chiamare questa iniziativa il programma “Light-Efficient Community” (c)
Con una frase che descriveva direttamente il nostro obiettivo, poteva essere apprezzato da tutti e accolto con approvazione, anziché con rabbia o paura.

Definizione: Una Light-Efficient Community (LEC, “comunità della luce efficiente”) è una comunità che utilizza l’illuminazione in modo intelligente e responsabile. Impiega l’illuminazione artificiale più efficace ed efficiente per minimizzare lo spreco di energia, l’abbagliamento, la luce intrusiva e l’inquinamento luminoso. Una Light-Efficient Community utilizza programmi, progetti, misure, leggi, apparecchi, tecnologie e buone pratiche per ridurre i propri costi di energia e l’impronta ecologica, proteggendo al contempo la salute, la sicurezza e una buona qualità della vita per tutti.

Principio di fondo: La luce deve essere accesa solo quando serve, utilizzando la sorgnete di luce più efficiente, con intensità e colore appropriati e che non determini flussi di luce diretta sulle proprietà confinanti e verso il cielo. Tenete la vostra luce per voi!

Questa iniziativa ha avuto a un certo punto l’approvazione del Comune e un’ordinanza per la “comunità della luce efficiente” fu adottata il 21-8-2013.
Stiamo ora provvedendo ad adeguare l’illuminazione e prossimamente inizieremo a lavorare sulla seconda fase del nostro programma, riguardante l’illuminazione di esterni e un programma di formazione.

Ci stiamo inoltre impegnando anche per creare altre comunità analoghe con il programma LEC anche in altre parti dell’Alberta e altrove: il nostro lavoro va ben oltre Edmonton e comprende comunicazioni e sforzi per ridurre gli effetti negativi della luce artificiale su scala internazionale.

Per sostenere questi sforzi, ho creato un sito web (www.Light-EfficientCommunities.com) che offre un breve corso e molto materiale per il promotore delle LEC. Sto inoltre producendo un film (Demons in the Light) che aiuterà a formare tutti i settori delle comunità in cui i promotori operano (alcuni estratti del film si trovano su Youtube cercando “Light-Efficient Communities”)

 

D: L’Alberta Dark Sky Association (ADSA) fa parte della International Dark Sky
Association (IDA), o è una realtà indipendente?

R: L’ADSA è un’organizzazione completamente separata dalla International Dark Sky
Association, anche se diversi dei nostri soci sono anche soci IDA.

D: Quando è nata l’ADSA? Quanti soci ha?
R: L’ADSA è nata nel 2009 e conta un centinaio di soci…chiunque abbia un interesse al tema dell’inquinamento luminoso è benvenuto.

Intervista BMP n° 4: Davide Dominoni

Davide: presentati…

Mi chiamo Davide Dominoni, e sono un ricercatore post-doc presso l’istituto olandese di ecologia a Wageningen, in Olanda, e presso l’Università di Glasgow in Scozia. Sono laureato in Scienze Naturali in Italia. Dopo la laurea a Parma ho lasciato l’Italia e ho lavorato come ricercatore e assistente di campo in Irlanda e in Australia, prima di trasferirmi in Germania dove ho iniziato un dottorato.
Come sei entrato nel filone di studi sull’inquinamento luminoso?
E’ stato con il mio dottorato in Germania. Sono sempre stato interessato agli impatti antropogenici sulla fauna e ci tenevo a fare un dottorato su temi di ecologia urbana. Quando vidi l’offerta di lavoro per un dottorato sugli effetti ecofisiologici dell’inquinamento luminoso su merlo europeo, mi parve un’ottima opportunità per seguire il mio interesse.
Ci puoi dire qualcosa sulle tue ricerche e sui risultati che hai ottenuto finora?
La mia ricerca parte da due concetti di base. Il primo è che la luce è il principale fattore ambientale che regola i ritmi vitali, dando i segnali per il sonno, la veglia e la ricerca del cibo, oltre a indicare se siamo in inverno o in estate tramite la lunghezza del giorno. La luce ha quindi un profondo effetto sul comportamento e la fisiologia di tutti gli organismi.  Alcuni esempi? I ritmi quotidiani del canto degli uccelli, il movimento delle foglie e la migrazione di milioni di animali in specifici momenti dell’anno. Il secondo concetto: poiché gli organismi si sono adattati a questi ritmi naturali di luce e buio, hanno sviluppato meccanismi a livello fisiologico e molecolare per sincronizzarsi su tali cicli e addirittura per prevederli.

La mia ricerca è quindi partita da un’ipotesi semplice: se gli organismi sintonizzano il proprio comportamento e la propria fisiologia sul ciclo naturale luce/buio, l’inquinamento luminoso dovrebbe interferire con tali processi, perché va a modificare il ciclo naturale.

Al fine di verificare tale ipotesi, ho prima dovuto dimostrare che la fauna selvatica è soggetta all’inquinamento luminoso. Ciò non è semplice, dato che gli animali si spostano e possono facilmente cercare nascondigli in posti bui per evitare la luce. Per questo ho utilizzato dei minuscori registratori, applicati a esemplari di merlo europeo nella città di Monaco di Baviera, e in una foresta nei pressi, molto più buia della città. Gli uccelli in città erano esposti a livelli di luce molto più alti dei loro “cugini” nella foresta, ma l’intensità della luce risultava comunque piuttosto bassa se confrontata a quella di un normale lampione.

La domanda successiva fu quindi se livelli di luce relativamente bassi potessero avere un effetto sul comportamento e sulla fisiologia dei merli. Per analizzare la questione ho portato esemplari dalla città e dalla foresta in laboratorio e li ho esposti agli stessi livelli di illuminazione notturna che avevo misurato in campo, al fine di eliminare l’effetto di altre variabili come rumore e temperatura. Il risultato è stato impressionante: gli esemplari esposti a livelli di luce venti volte inferiori all’intensita di un tipico lampione si riproducevano un mese prima rispetto al ritmo naturale e mostravano un’attività notturna doppia rispetto agli uccelli esposti al buio naturale di una foresta.

Per quanto questi risultati fossero certi e curiosi, alla fine del dottorato rimaneva da rispondere a una domanda fondamentale: l’inquinamento luminoso, per gli uccelli, è cattivo, buono, o neutro? Per risolvere questo dilemma ho dovuto integrare approcci da vari campi di ricerca. Anzitutto ho utilizzato tecniche molecolari per capire quali vie biochimiche erano alterate dall’inquinamento luminoso, e che cosa sappiamo di tali vie.

Ho trovato effetti particolarmente rilevanti sui meccanismi relativi allo stress e alle funzioni cognitive, indicando che l’inquinamento luminoso può modificare processi ricollegabili a funzioni vitali e al successo riproduttivo. Inoltre, sono ritornato in campo per capire gli effetti di lungo termine sulla salute degli uccelli selvatici. Questo è un progetto di sette anni, attualmente in corso e parte di un’iniziativa più ampia denominata “Luce sulla natura”. Si tratta di un progetto olandese in cui lampade di differenti colori sono montate in varie foreste dell’Olanda. La mia ricerca attuale analizza le variazioni fisiologiche di lungo termine della cinciallegra. Questo uccello si riproduce in nidi a cassetta, il che dà la possibilità di catturare lo stesso esemplare varie volte per raccogliere campioni fisiologici, nonché di considerare variazioni dipendenti dall’età per quanto riguarda il successo riproduttivo e la sopravvivenza (la cosiddetta “senescenza”). L’idea è che questi studi servano a informare meglio la scienza e la politica per quanto riguarda gli effetti di lungo termine dell’inquinamento luminoso, oltre a indicare quali tipi di luci possono mitigare tali effetti, vista la tendenza in corso nella sostituzione delle lampade delle generazioni precedenti con i LED.


In quale misura le tue ricerche sugli uccelli possono aiutarci a capire gli effetti sugli esseri umani?
La mia ricerca ha senz’altro aspetti di interesse per la salute umana, dato che stiamo diventando una società in funzione “H24” e sempre esposta alla luce. E’ noto che questo è un problema per la salute, ma gli studi sugli esseri umani sono soprattutto correlativi e l’utilizzo di esemplari di laboratorio come topi e ratti può aiutare solo in parte a capire il problema perché si tratta di specie notturne. Gli uccelli sono animali diurni e a sangue caldo, come noi, e vivono in città mostrando reazioni significative all’inquinamento luminoso. Inoltre, è relativamente semplice studiarli sia all’aperto che in laboratorio, rendendo possibile ottenere campioni diversi dallo stesso animale, o seguendolo lungo tutto l’arco della vita, il che è importatne se vogliamo effettivamente valutare gli effetti dell’inquinamento luminoso sul lungo termine.

Intervista BMP n° 3: Clémentine Azam

Intervista realizzata da Andrea Giacomelli nell’agosto 2015. Traduzione in inglese a cura di Alessia Carrara.

AG: Clémentine, ci daresti una breve presentazione di te e della tua organizzazione?

CA: Sono una dottoranda e lavoro sugli effetti dell’illuminazione artificiale notturna sui pipistrelli. Nello specifico, mi interesso di come l’illuminazione artificiale notturna influenzi la distribuzione spaziale e i movimenti dei pipistrelli su diverse scale spaziali.
mnhn_cazamIl mio laboratorio, il Centro per l’Ecologia e la Scienza della Conservazione del Museo di Storia Naturale di Parigi, è specializzato in questioni relative alla conservazione della biodiversità e mira a definire in che modo le perturbazioni antropogeniche, come l’agricoltura intensiva e l’urbanizzazione, incidano sulla biodiversità e come le politiche pubbliche possono impedire l’erosione della biodiversità. La nostra squadra, che lavora sui pipistrelli, è composta da 7 persone.

AG: Ti sei interessata prima alla ricerca sull’illuminazione artificiale notturna o ai pipistrelli?

CA: Mi sono interessata prima ai pipistrelli: sono una specie così affascinante, piena di misteri! In particolare, ho lavorato sugli schemi di selezione dell’habitat e sul modo in cui le attività umane possono modificare le aree del paesaggio in cui i pipistrelli vanno a caccia di cibo. Il problema dell’inquinamento luminoso è emerso rapidamente poiché, lavorando sui pipistrelli, il paesaggio notturno ha un’importanza cruciale.

AG: Il parziale spegnimento dell’illuminazione notturna è una misura efficace per contenere l’impatto dell’illuminazione artificiale sui pipistrelli?

Photo_lampadaireCA: Sì, l’illuminazione parziale durante le ore notturne può essere un provvedimento vantaggioso per i pipistrelli; tuttavia, le modalità con cui questo provvedimento viene attuato in molte località (spegnere i lampioni da mezzanotte alle 5 del mattino) non sono ottimali. Questo sistema è stato ideato dalle autorità locali prevalentemente per risparmiare energia e denaro, oltre che per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile riducendo le emissioni di CO2. In principio, non è stato pensato proprio per salvaguardare la biodiversità. Eppure, con sistemi d’illuminazione del genere si potrebbero potenzialmente realizzare obiettivi economici, energetici e relativi alla biodiversità.

L‘anno scorso, abbiamo voluto delineare il modo in cui 8 specie di pipistrelli reagivano a tali schemi in un’area situata 60 km a sud di Parigi. Metà delle località utilizzava il sistema di illuminazione parziale nelle ore notturne da almeno due anni e l’altra metà adottava il tradizionale regime di illuminazione per l’intera notte. È emerso che i pipistrelli adattavano il loro comportamento di foraggiamento alla disattivazione parziale dell’illuminazione pubblica. Due taxa fotosensibili risultavano più attivi nei siti dov’era impiegato il sistema d’illuminazione parziale piuttosto che nei siti illuminati tradizionalmente per tutta la notte, a suggerire che potrebbero sfruttare questi ultimi, una volta che l’illuminazione pubblica sarà disattivata.
Ciò nonostante, i livelli di attività di uno dei due taxa presso i siti parzialmente illuminati risultavano comunque molto più bassi rispetto ai siti di controllo non illuminati; pertanto, gli attuali schemi di parziale disattivazione dell’illuminazione pubblica nelle ore notturne non riescono ancora a includere una parte significativa della gamma di attività notturne di questo genere.

Questo risultato è coerente con un altro studio condotto da Julie Day e i suoi collaboratori nel Regno Unito, durante il quale è stata studiata l’attività di un’altra specie di pipistrelli sensibile alla luce simulando diversi scenari di illuminazione parziale nelle ore notturne e arrivando alla conclusione che tali schemi dovrebbero essere applicati prima delle 23 per includere più del 50% della loro attività notturna. Pertanto, gli schemi di illuminazione parziale nelle ore notturne possono diventare una misura di mitigazione efficace per le specie fotosensibili se attivati prima nel corso della notte.

Probabilmente, se fosse attuato in un’intera città, un programma simile incontrerebbe una qualche resistenza da parte dei cittadini, ma potrebbe essere una valida strategia accanto a corridoi ecologici come parchi urbani e argini dei fiumi, e consentirebbe alle specie fotosensibili di perdurare nelle aree urbane e periurbane.

AG: Dal tuo punto di vista, da dottoranda in Francia, dove ti vedi fra cinque anni?

clementine_azamCA: È una domanda difficile! Vorrei continuare a lavorare sull’inquinamento luminoso e sulla conservazione del paesaggio notturno magari ampliando le mie prospettive all’ecologia urbana e alla pianificazione dello sfruttamento sostenibile del territorio; probabilmente come ricercatrice post-dottorato in Francia o da qualche altra parte…

AG: Sei a conoscenza degli sviluppi legislativi sulla mitigazione dell’inquinamento luminoso in Francia, come funzionano nell’area in cui vivi e lavori?

CA: A partire dal 2013, in Francia, le luci degli uffici che si trovano negli edifici devono essere spente un’ora dopo l’ultima presenza, inoltre, le vetrine dei negozi e le facciate degli edifici devono essere spente entro l’una di notte (oppure un’ora dopo l’ultima presenza se questa si verifica dopo l’una di notte). A Parigi, tutti gli edifici e i monumenti amministrati dalla città devono ufficialmente essere spenti a mezzanotte durante la settimana e all’una nei weekend e in estate (stagione turistica). Tuttavia, ci sono molti edifici che restano ancora illuminati dopo mezzanotte ed è difficile stabilire se si tratti di un’infrazione o se sia stata concessa una deroga a quel particolare edificio. Nonostante ciò vediamo una mobilitazione concreta da parte delle amministrazioni locali al fine di cambiare e migliorare la gestione dell’illuminazione pubblica. Questo è probabilmente dovuto al fatto che l’illuminazione artificiale notturna pesa in maniera consistente sulle bollette dei comuni per l’elettricità. Inoltre, gli impianti di illuminazione stanno diventando obsoleti e dovranno essere sostituiti nel corso del prossimo decennio. Siamo di fronte a una vera richiesta, da parte della popolazione, di infrastrutture di illuminazione sostenibile che siano a risparmio energetico e che rispondano ai bisogni sociali e alle questioni ambientali e sanitarie.

Le interviste LONNE #2: Leopoldo Dalla Gassa

Intervista con Leopoldo Dalla Gassa, Presidente di VenetoStellato, associazione attiva da anni sul tema dell’inquinamento luminoso.

Sul sito della rete Loss of the Night è disponibile la versione in inglese.

a cura di Andrea Giacomelli

AG: Leopoldo, raccontaci della nascita di VenetoStellato

LdG: Dopo l’entrata in vigore della legge regionale 22/97, alcuni astrofili si sono riuniti per capire le opportunità  offerte per tutelare gli osservatori astronomici dalla legislazione veneta, prima in Italia a dettare delle regole per il contenimento della dispersione luminosa in cielo. A seguito delle riunioni che si effettuavano annualmente per verificare lo stato dell’arte, nell’aprile del 2000 si costituì ufficialmente il Coordinamento regionale veneto contro l’inquinamento luminoso, denominato appunto VenetoStellato. A oggi sono iscritti all’associazione una quarantina di nominativi che vedono tra gli iscritti associazioni di astrofili, ambientaliste, ricercatori universitari e singoli cittadini, con un’età  media fra i 35 e i 40 anni.

Un incontro di Veneto Stellato
Un incontro di Veneto Stellato

AG: Come siete distribuiti sul territorio?

LdG: Attualmente abbiamo una marcata prevalenza di soci nelle province di Verona, Vicenza e Padova, e meno su Rovigo e Treviso. Mancano invece soci su Belluno e Venezia. Forse per la provincia di Belluno la distanza dalla pianura è il motivo della mancata partecipazione.

AG: Quest’anno VenetoStellato ha partecipato a un’iniziativa particolare: lo “spegnimento” controllato delle luci di una città . Raccontaci com’è andata… LdG: Il 28 marzo di quest’anno, in prossimità  del novilunio, ad Asiago, dove hanno sede i telescopi dell’Osservatorio Astronomico INAF di Padova a Cima Ekar e quelli dell’Università  di Padova, Dipartimento di Astronomia, al Pennar, è stato chiesto lo spegnimento di tutti gli impianti di illuminazione pubblica di Asiago appunto e di altri comuni facenti parte dell’altopiano. La richiesta è stata fatta dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Veneta, di concerto con l’Osservatorio Permanente sul fenomeno dell’Inquinamento Luminoso, organo costituito per legge al fine di verificare l’applicazione della normativa, e di cui VenetoStellato fa parte. L’iniziativa aveva il duplice scopo di divulgare presso il grande pubblico il problema della dispersione della luce nell’ambiente notturno, oltre a verificare l’incidenza dell’illuminazione comunale sulla brillanza del cielo notturno. L’attuale legislazione prevede che si possa spegnere l’illuminazione pubblica per non pi๠di tre giorni all’anno compatibilmente con le condizioni di sicurezza, quindi si è chiesto, lo spegnimento integrale delle luci cittadine. Una relazione sull’evento, in cui si ritrovano anche le misurazioni svolte, è scaricabile dal sito ARPAV.

AG: Quanto è durato l’evento?

LdG: Lo spegnimento è durato tutta la notte del 28 marzo, in pratica l’illuminazione pubblica non è mai stata accesa, con esclusione di alcune rotatorie particolarmente importanti.

AG: Qual è stata la risposta della cittadinanza?

LdG: Da evidenziare che non c’è stata alcuna reazione negativa allo spegnimento. Anzi, alcuni gruppi di persone, semplici cittadini, si sono organizzati per osservare dai prati e dal centro cittadino, il cielo stellato al fine di rendersi conto com’era qualche decina di anni addietro.

AG: VenetoStellato collabora anche con ARPAV per le segnalazioni. Come funziona?

LdG: VenetoStellato, come indicato nella legge regionale, è tra le associazioni che sono state individuate per collaborare con i comuni veneti per fornire aiuto e suggerimenti all’applicazione puntuale della normativa. Gli stessi soggetti hanno anche la possibilità  di segnalare eventuali violazioni di legge nella realizzazione di nuovi impianti di illuminazione pubblica, e di richiedere la messa a norma di apparecchi di illuminazione pubblica e privata. Per questo si avvale della collaborazione di ARPAV, alla quale vengono trasmesse in copia le segnalazioni inviate ai comuni per una verifica di veridicità  circa le stesse.

Alcune delle segnalazioni su impianti non a norma
Alcune delle segnalazioni su impianti non a norma

AG: Quante le segnalazioni effettuate a oggi?

E’ difficile avere un conteggio. Facendo una stima per difetto, direi che le violazioni documentate sono oltre duemila, considerando sia gli impianti pubblici che quelli privati. Da considerare che ogni segnalazione è la somma di intere aree artigianali o commerciali, quindi il numero di punti luce fatti mettere a norma si potrebbero contare in alcune migliaia.

AG: Quali sono le problematiche pi๠frequenti?

La tipologia di apparecchi che solitamente sono messi all’indice sono i proiettori e le torri faro, che spessissimo sono in totale violazione di legge. Per ultime, ma non meno importanti, si stanno controllando in numero crescente le insegne pubblicitarie, in particolar modo quelle dei centri commerciali, i quali sono una delle maggiori fonti di inquinamento luminoso.

AG: Da tre anni VenetoStellato partecipa, con la rete di monitoraggio costituita dalle stazioni di misura ubicate presso alcuni degli osservatori dei vostri soci, al CORDILIT (Coordinamento per la Raccolta dati sull’inquinamento luminoso). Avete notato qualche tendenza nei dati?

LdG: Usiamo i dati CORDILIT appunto per monitorare l’andamento della brillanza del cielo notturno, traendo conferme o meno alle segnalazioni compiute e alla divulgazione del problema. Circa le tendenze nei dati, per poter dare riscontri esaustivi, stiamo attendendo l’esito di verifiche che stiamo svolgendo sia con ARPAV che con l’università . Il dato che stiamo notando è comunque che c’è una leggera variazione nei picchi di buio. Per quanto riguarda la stazione di Nove, appena installata la centralina, nel 2011, si osservavano dei massimi di magnitudine attorno a 19,8. Ultimamente stiamo vedendo valori sopra 20. Ad esempio siamo arrivati a 20,21 come miglior lettura strumentale. In media abbiamo guadagnato quasi 0,4 sulla scala di magnitudine: chissà  a quanti miliardi di lumen non inviati in cielo corrispondono!

L'osservatorio di Nove (VI)
L'osservatorio di Nove (VI)

AG: Quali vedete come rischi principali per la tutela del cielo notturno nella vostra zona?

LdG: Il maggior rischio per la tutela del cielo notturno consiste nella proliferazione di impianti di illuminazione a LED. Infatti la legge veneta non ne vieta l’uso e nemmeno limita la temperatura colore dei diodi luminosi. Quindi, se saranno usati apparecchi a LED con forte componente blu (con temperature di colore superiori a 4000K), solo la componente dovuta alla riflessione, come inquinamento sarà  molto maggiore delle tradizionali lampade al sodio. Per questo invitiamo le amministrazioni ad usare, in caso di apparecchi a LED, temperature colore non superiori a 3000K.

AG: Quali sono le vostre aspettative e i vostri obiettivi

LdG: L’aspettativa nel nord-est, e in Veneto in particolare, è che finalmente si possa prendere coscenza dello spreco energetico dovuto alla eccessiva e inutile illuminazione artificiale dove non è necessaria e con le dovute potenze, oltre che al rispetto puntuale delle prescrizioni legislative. Non per nulla ci ritroviamo, dopo solo la Spagna, come i maggiori consumatori di energia elettrica per l’illuminazione artificiale in Europa…un primato che ci farebbe veramente piacere non avere.

AG: Come vedete la situazione nel resto d’Italia?

LdG: Purtroppo nel resto della penisola ci sono troppo poche associazioni che puntualmente incalzano i propri governanti perchà© usino tutti gli strumenti legislativi, nelle regioni si sono dotate di leggi contro l’inquinamento luminoso e il risparmio energetico, lasciando alla buona volontà  dei singoli l’applicazione delle stesse: troppo poco perchè siano efficaci ad un uso corretto nel breve periodo.

AG: C’è qualche episodio particolare che ti fa piacere ricordare, nella vostra attività  sul territorio?

LdG: A volte si devono usare anche le “maniere forti” per far applicare la legge. In effetti VenetoStellato, a fronte di un continuo e ripetuto rifiuto di applicare la legge nei confronti dei privati, da parte di un’amministrazione, si è visto costretto a chiedere alla Procura della Repubblica di intervenire perchè fossero verificate eventuali omissioni. A fronte di cià², visto l’interessamento della stessa e la presenza delle forze dell’ordine negli uffici comunali per chiedere spiegazioni in merito, l’amministrazione interessate nel giro di pochi giorni ha provveduto a emanare ordinanze di immediata messa a norma di tutti gli impianti segnalati. Da allora, attraverso gli articoli di stampa apparsi su alcune testate giornalistiche, usiamo gli stessi come chiave di apertura al dialogo nei confronti dei pi๠“riottosi” al fine di far capire che non serve, e non paga, mettersi contro la legge.

Le interviste BMP. n° 1: Estefanía Cañavate García

NOTA EDITORIALE: Questa è la prima di una serie di interviste tenute da Andrea Giacomelli a esperti nel campo della luce artificiale notturna, nell’ambito della azione COST Loss of the Night. Le interviste sono pubblicate in versione originale sul sito LoNNe e tradotte in italiano da Attivarti.org.

AG: Estefania, qual è il tuo ruolo all’interno dell’agenzia?

ECG: Sono un tecnico specializzato nel campo dell’inquinamento luminoso. Lavoro nel centro di raccolta dati sulla qualità  dell’ambiente e nell’agenzia dell’acqua in Andalusia. E’ un ente regionale.

AG: Da quando sei impegnata direttamente sull’inquinamento luminoso?

Lavoro nell’ambito dell’inquinamento luminoso dal 2006. Uno dei miei progetti principali è stato quando ho lavorato alla creazione di un regolamento in materia di protezione della qualità  del cielo notturno contro l’inquinamento luminoso. Al momento offro supporto tecnico e assistenza nell’applicazione del regolamento.

 

AG: quante persone sono attualmente impiegate nell’agenzia sul tema?

ECG: siamo un gruppo di quattro tecnici specializzati.

AG: la tua agenzia si occupa di corsi di formazione rivolti agli illuminotecnici nelle amministrazioni pubbliche. Puoi spiegare come funziona questa attività  e quali sono i risultati che avete raggiunto?

ECG: uno dei principali obiettivi del governo regionale è quello di garantire l’applicazione del regolamento sull’inquinamento luminoso. Per questo stiamo fornendo ai comuni dell’Andalusia il necessario supporto tecnico per facilitarne l’attuazione. Il nostro lavoro si concentra su quattro aspetti: zonizzazione del territorio dei comuni, formazione del personale, fornitura di linee guida per quanto riguarda la regolamentazione e gestione di esperienze pilota.
Per dare un’idea della scala della nostra operazione, nel 2011 abbiamo organizzato otto workshop tecnici in varie parti della regione, rivolti a tecnici e rappresentanti comunali. Come risultato di ciò abbiamo formato più di 1000 tecnici, in una regione composta da 771 comuni.

Una delle questioni più critiche nella formazione dei rappresentanti dei comuni è collegata al colore della luce. I criteri di risparmio energetico nell’illuminazione da esterno, se considerati a se stanti, tendono ad orientare verso l’uso di lampade con la massima efficienza, cioè quelle che emettono pi๠luce con un minor consumo di elettricità . Da questo punto di vista, la tecnologia LED può offrire la principale opportunità  di risparmio energetico. Tuttavia, a oggi, la maggior parte dei LED ad alta efficienza energetica sono quelli che emettono grandi quantità  di luce blu, e questa, rispetto ad altre fonti di energia artificiale, è più dannosa dal punto di vista ambientale.

Il regolamento dell’Andalusia limita i LED bianchi nelle zone con un livello di protezione più elevato (definite come E1 e E2 dal regolamento).

Una delle nostre azioni consiste, dunque, nel suggerire alternative ai rappresentanti dei comuni, come ad esempio diverse soluzioni tecnologiche che offrano un’elevata efficienza energetica così come un colore della luce rispettoso dell’ambiente. Il mercato offre già  LED di colore giallo fornendo, con un’efficienza energetiva accettabile, anche se inferiore a quella dei LED bianchi o di altre tecnologie consolidate, sia una luce che è più rispettosa verso l’ambiente.

Mentre le questioni relative alla temperatura del colore non sempre sono conosciute dai tecnici che incontriamo, abbiamo trovato casi nei quali i rappresentanti comunali ne sono molto consapevoli. Un esempio è il Comune di Almeria, dove si trova l’osservatorio astronomico di Calar Alto. In questo caso abbiamo scoperto che il sindaco ha sperimentato in un quartiere pilota un’illuminazione con luce monocromatica con una adeguata temperatura di colore, e sta progettando di estendere l’uso di tale illuminazione a parti più estese del Comune.

Un’altra questione critica riguarda i livelli di illuminamento. A questo proposito vorrei citare la relazione tra società  sviluppate e spreco di luce. Questa è una delle tendenze che devono essere invertite, se vogliamo creare società  più sostenibili. Quando si passa a lampade pi๠efficienti, l’occasione dovrebbe essere presa al volo per abbassare i livelli di illuminamento, a seconda delle esigenze della comunità  in cui sono le luci sono installate. Un maggior risparmio energetico puòessere realizzato in parallelo alla creazione di spazi più confortevoli.

AG: una delle azioni che il governo andaluso ha ordinato di compiere è quella di sviluppare progetti pilota per offrire ai comuni i casi di buone pratiche. Potresti dirci di più riguardo a questa attività ?

ECG: l’obbiettivo dei progetti pilota è quello di aiutare i comuni ad attuare il regolamento e promuovere la partecipazione delle società  di servizi energetici [1] interessate all’ambiente come una soluzione per finanziare questo sforzo. Come risulto, il governo offre ai Comuni i censimenti dei sistemi di illuminazione, un piano di transizione verso la conformità  alle normative, un’analisi finanziaria e una quota di sostegno economico.

Fino ad oggi abbiamo condotto dieci progetti nella nostra Regione.

AG: Quali vedi come obiettivi realizzabili in relazione alla riduzione dell’inquinamento luminoso in Spagna/Europa nei prossimi 5-10 anni?

ECG: credo che il valore dei cieli notturni come patrimonio culturale abbia bisogno di essere evidenziato. Lo stesso vale per il valore dei nostri osservatori astronomici come patrimonio scientifico. Al fine di raggiungere buoni risultati, le strategie per la prevenzione dell’inquinamento luminoso dovrebbero essere supportate da campagne di sensibilizzazione e informazione. Una soluzione del problema sarà  raggiunta attraverso un approccio coerente e consensuale tra costruttori, amministrazioni, comparti economici e cittadini. Per questo abbiamo bisogno di coinvolgere tutte le parti sociali ed economiche interessate nei loro ruoli, e nell’uso del regolamento.

Agendo in questo modo, penso che sia possibile raggiungere alcuni obbiettivi generali importanti, come il considerare i criteri ambientali nella progettazione di sistemi di illuminazione. Raggiungendo la conformità  normativa e nel contempo riducendo i livelli di illuminazione.
Parlando dell’Andalusia, uno dei nostri principali obiettivi per il prossimo anno è collegare la protezione del cielo notturno con lo sviluppo economico attraverso la promozione del turismo astronomico.
Per questo stiamo organizzando una conferenza a Granada (Andalusia) dedicata a questo tema alla fine di aprile [2], quindi siete tutti invitati a partecipare.
Ultimo ma non ultimo, vorrei dire che uno dei nostri sforzi più promettenti e recenti è quello di promuovere la certificazione di qualità  dei cieli notturni in Andalusia, attraverso i programmi di IDA e l’Iniziativa Starlight.

 

[Traduzione a cura di Elisa Bartalucci]

NdR
[1] equivalenti alle ESCO italiane

[2] in corso proprio durante la pubblicazione della versione italiana dell’intervista