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Intervista BMP n° 3: Clémentine Azam

Intervista realizzata da Andrea Giacomelli nell’agosto 2015. Traduzione in inglese a cura di Alessia Carrara.

AG: Clémentine, ci daresti una breve presentazione di te e della tua organizzazione?

CA: Sono una dottoranda e lavoro sugli effetti dell’illuminazione artificiale notturna sui pipistrelli. Nello specifico, mi interesso di come l’illuminazione artificiale notturna influenzi la distribuzione spaziale e i movimenti dei pipistrelli su diverse scale spaziali.
mnhn_cazamIl mio laboratorio, il Centro per l’Ecologia e la Scienza della Conservazione del Museo di Storia Naturale di Parigi, è specializzato in questioni relative alla conservazione della biodiversità e mira a definire in che modo le perturbazioni antropogeniche, come l’agricoltura intensiva e l’urbanizzazione, incidano sulla biodiversità e come le politiche pubbliche possono impedire l’erosione della biodiversità. La nostra squadra, che lavora sui pipistrelli, è composta da 7 persone.

AG: Ti sei interessata prima alla ricerca sull’illuminazione artificiale notturna o ai pipistrelli?

CA: Mi sono interessata prima ai pipistrelli: sono una specie così affascinante, piena di misteri! In particolare, ho lavorato sugli schemi di selezione dell’habitat e sul modo in cui le attività umane possono modificare le aree del paesaggio in cui i pipistrelli vanno a caccia di cibo. Il problema dell’inquinamento luminoso è emerso rapidamente poiché, lavorando sui pipistrelli, il paesaggio notturno ha un’importanza cruciale.

AG: Il parziale spegnimento dell’illuminazione notturna è una misura efficace per contenere l’impatto dell’illuminazione artificiale sui pipistrelli?

Photo_lampadaireCA: Sì, l’illuminazione parziale durante le ore notturne può essere un provvedimento vantaggioso per i pipistrelli; tuttavia, le modalità con cui questo provvedimento viene attuato in molte località (spegnere i lampioni da mezzanotte alle 5 del mattino) non sono ottimali. Questo sistema è stato ideato dalle autorità locali prevalentemente per risparmiare energia e denaro, oltre che per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile riducendo le emissioni di CO2. In principio, non è stato pensato proprio per salvaguardare la biodiversità. Eppure, con sistemi d’illuminazione del genere si potrebbero potenzialmente realizzare obiettivi economici, energetici e relativi alla biodiversità.

L‘anno scorso, abbiamo voluto delineare il modo in cui 8 specie di pipistrelli reagivano a tali schemi in un’area situata 60 km a sud di Parigi. Metà delle località utilizzava il sistema di illuminazione parziale nelle ore notturne da almeno due anni e l’altra metà adottava il tradizionale regime di illuminazione per l’intera notte. È emerso che i pipistrelli adattavano il loro comportamento di foraggiamento alla disattivazione parziale dell’illuminazione pubblica. Due taxa fotosensibili risultavano più attivi nei siti dov’era impiegato il sistema d’illuminazione parziale piuttosto che nei siti illuminati tradizionalmente per tutta la notte, a suggerire che potrebbero sfruttare questi ultimi, una volta che l’illuminazione pubblica sarà disattivata.
Ciò nonostante, i livelli di attività di uno dei due taxa presso i siti parzialmente illuminati risultavano comunque molto più bassi rispetto ai siti di controllo non illuminati; pertanto, gli attuali schemi di parziale disattivazione dell’illuminazione pubblica nelle ore notturne non riescono ancora a includere una parte significativa della gamma di attività notturne di questo genere.

Questo risultato è coerente con un altro studio condotto da Julie Day e i suoi collaboratori nel Regno Unito, durante il quale è stata studiata l’attività di un’altra specie di pipistrelli sensibile alla luce simulando diversi scenari di illuminazione parziale nelle ore notturne e arrivando alla conclusione che tali schemi dovrebbero essere applicati prima delle 23 per includere più del 50% della loro attività notturna. Pertanto, gli schemi di illuminazione parziale nelle ore notturne possono diventare una misura di mitigazione efficace per le specie fotosensibili se attivati prima nel corso della notte.

Probabilmente, se fosse attuato in un’intera città, un programma simile incontrerebbe una qualche resistenza da parte dei cittadini, ma potrebbe essere una valida strategia accanto a corridoi ecologici come parchi urbani e argini dei fiumi, e consentirebbe alle specie fotosensibili di perdurare nelle aree urbane e periurbane.

AG: Dal tuo punto di vista, da dottoranda in Francia, dove ti vedi fra cinque anni?

clementine_azamCA: È una domanda difficile! Vorrei continuare a lavorare sull’inquinamento luminoso e sulla conservazione del paesaggio notturno magari ampliando le mie prospettive all’ecologia urbana e alla pianificazione dello sfruttamento sostenibile del territorio; probabilmente come ricercatrice post-dottorato in Francia o da qualche altra parte…

AG: Sei a conoscenza degli sviluppi legislativi sulla mitigazione dell’inquinamento luminoso in Francia, come funzionano nell’area in cui vivi e lavori?

CA: A partire dal 2013, in Francia, le luci degli uffici che si trovano negli edifici devono essere spente un’ora dopo l’ultima presenza, inoltre, le vetrine dei negozi e le facciate degli edifici devono essere spente entro l’una di notte (oppure un’ora dopo l’ultima presenza se questa si verifica dopo l’una di notte). A Parigi, tutti gli edifici e i monumenti amministrati dalla città devono ufficialmente essere spenti a mezzanotte durante la settimana e all’una nei weekend e in estate (stagione turistica). Tuttavia, ci sono molti edifici che restano ancora illuminati dopo mezzanotte ed è difficile stabilire se si tratti di un’infrazione o se sia stata concessa una deroga a quel particolare edificio. Nonostante ciò vediamo una mobilitazione concreta da parte delle amministrazioni locali al fine di cambiare e migliorare la gestione dell’illuminazione pubblica. Questo è probabilmente dovuto al fatto che l’illuminazione artificiale notturna pesa in maniera consistente sulle bollette dei comuni per l’elettricità. Inoltre, gli impianti di illuminazione stanno diventando obsoleti e dovranno essere sostituiti nel corso del prossimo decennio. Siamo di fronte a una vera richiesta, da parte della popolazione, di infrastrutture di illuminazione sostenibile che siano a risparmio energetico e che rispondano ai bisogni sociali e alle questioni ambientali e sanitarie.